Con il termine Mobbing vengono identificate una serie di condotte di carattere persecutorio a danno del lavoratore; il termine deriva dall’inglese “to mob”, che significa “assediare, attaccare” e identifica pratiche vessatorie, aggressive e persecutorie poste in essere dal datore di lavoro e/o da colleghi.
In Italia ne sono vittima circa 1,5 milioni di lavoratori.
Nonostante non vi sia una specifica previsione legislativa, il nostro ordinamento appresta una tutela generalizzata contro tali comportamenti, garantita da norme civilistiche e costituzionali.
Sotto il profilo civilistico è necessario effettuare una prima distinzione a seconda che il comportamento persecutorio venga posto in essere dal datore di lavoro o da un collega.
Qualora a tenere la condotta sia infatti il datore di lavoro siamo in presenza del cd. mobbing verticale: in tale ipotesi il datore risponderà di inadempimento contrattuale in conseguenza alla violazione dell’art. 2087 c.c., che sancisce il dovere per il datore di adottare tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.
Su quest’ultimo graverà l’onere di dimostrare la condotta illegittima ed il nesso fra l’inadempimento delle misure previste ed il danno subito, mentre a carico del datore rimarrà la prova di aver operato secondo le disposizioni di legge.
Potrà inoltre configurarsi un danno alla professionalità del lavoratore quando lo stessa venga adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle per cui era stato assunto o sia addirittura lasciato inattivo. Il lavoratore infatti potrà chiedere al giudice del lavoro di accertare l’illecito e di dichiarare la nullità dell’atto datoriale invalido, nonché di essere reintegrato nelle mansioni originarie o in mansioni equivalenti.
Anche l’Inail ha cominciato a considerare il mobbing come malattia professionale e pertanto il lavoratore potrà chiedere il risarcimento anche al suddetto istituto.
Nell’ipotesi invece in cui a tenere la condotta sia un collega di lavoro (cd. mobbing orizzontale), l’autore delle violenze psicologiche potrà essere chiamato a rispondere per responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c. avendo arrecato un danno ingiusto ad altra persona.

 


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