Cosa succede quando si incorre in una malattia causata dall’assunzione di un farmaco oppure dopo un intervento chirurgico o, più in generale, un trattamento sanitario?

Molti non sanno che esiste una specifica legge che si occupa di casi come questi, al limite della mala sanità. In questo articolo su risarcimentodannosalute.it, cercheremo di capire meglio gli aspetti di questi casi clinici.

L’assunzione di farmaci, al pari con altra attività curativa, può avere controindicazioni o avere nei pazienti reazioni avverse di varia natura e gravità.

A tal proposito, nella letteratura medico scientifica si distinguono una pluralità di cause generatrici delle cosiddette “malattie iatrogene” , ovvero delle complicanze che non derivano spontaneamente dalla malattia, ma da trattamenti chirurgici o farmacologici.

In relazione all’assunzione di farmaci, si parla di effetti collaterali, secondari, indesiderati.

Sotto il profilo giuridico il quadro tracciato si risolve nelle difficoltà di definire o delimitare il concetto di rischio derivante dal farmaco.

La produzione e commercializzazione dei farmaci è stata infatti ricondotta tra le attività pericolose, disciplinate dal codice civile all’art. 2050.

Tale articolo di legge, partendo dal presupposto che tutte le attività umane hanno in sè un margine di rischio, prende in esame solo quelle intrinsecamente dannose per l’alta percentuale di danni che possono provocare, in ragione della loro natura.

In sintesi si ritengono pericolose ai sensi dell’art. 2050 c.c.:

 

  • L’attività espressamente qualificata tale dalla legge;

  • L’attività la cui potenzialità lesiva costituisce uno dei suoi naturali attributi;

  • L’attività esercitata con mezzi potenzialmente lesivi.

 

 

L’attività di produzione di farmaci soddisfa i requisiti dei primi due casi e, lo si ricorda, tale attività è disciplinata da un complesso articolato di norme volte ad assicurare la salute pubblica.

Nonostante i numerosi controlli cui è sottoposto, un farmaco quindi contiene, in relazione alla sua assunzione, un margine di rischio (danni potenziali) che viene controbilanciato dai benefici (effetti positivi) derivanti dal suo utilizzo, oltre che dall’assenza di alternative terapeutiche meglio tollerate.

Proprio la probabilità statistica della concretizzazione di eventuali danni ha portato a ritenere che la messa in commercio di un farmaco non rappresenti una eventuale prova liberatoria.


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