Come noto, l'avvento delle vaccinazioni ha fortemente ridotto l'incidenza di malattie infettive gravi come il vaiolo e la poliomielite. Esistono però casi di danno conseguente proprio alla vaccinazione obbligatoria. La prevenzione contro le malattie è un dovere e un diritto garantito dallo Stato, ma cosa prevede la legge in caso di danno da vaccino?

La risposta dell'organismo umano ai vaccini non è sempre positiva: a volte insorgono effetti indesiderati anche gravi, fino ai danni permanenti. In questo articolo vedremo che tipo di indennizzo riconosce la legge italiana nei casi di danno da vaccinazione obbligatoria e nelle ipotesi di trasfusioni e somministrazione di emoderivati.

Le vaccinazioni rappresentano senza alcun dubbio uno degli interventi più importanti nella storia della attualità della medicina.

Il controllo di molte malattie infettive è stato possibile nel secolo scorso grazie soprattutto alle vaccinazioni.

Con l’eccezione forse della fornitura di acqua potabile nelle abitazioni, nulla (nemmeno gli antibiotici) ha avuto un impatto così rilevante sulla mortalità della popolazione mondiale.

Tanto per rimanere in Italia, l’impatto dei programmi vaccinali universali dell’infanzia si è dimostrato particolarmente efficace come dimostrano, a partire dagli anni 70 del secolo scorso, la quasi scomparsa della difterite e del tetano.

Per quanto riguarda le emotrasfusioni, invece, a partire dagli 90, quando la società cominciava a prendere coscienza del rischio connesso al Virus dell’AIDS, il fenomeno del contagio a seguito della somministrazione di sangue o di emoderivati infetti veniva ad assumere dimensioni allarmanti.

A tal proposito, lo Stato intervenne con una misura di solidarietà sociale di tipo assistenziale approvando la legge 25 febbraio 1992, n. 210, che prevede non un pieno risarcimento del danno subito dai soggetti contagiati ma un indennizzo a carico dello Stato.

La legge nasce con l’intento di garantire un sostegno a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile, a causa non solo di vaccinazioni obbligatorie, ma anche di trasfusioni e somministrazioni di emoderivati.

Attualmente la legge 210 del 1992 prevede un indennizzo a favore di soggetti danneggiati da complicanze irreversibili a causa di:

 

  • Vaccinazioni

  • Trasfusioni

  • Somministrazione di emoderivati

  • Infezioni contratte per cause da imputare ai rischi professionali (per il personale sanitario)

 

I beneficiari dell’indennizzo previsto dalla legge attualmente sono le persone che hanno riportato lesioni o infermità permanente a causa di:

 

  • Vaccinazioni obbligatorie

  • Vaccinazioni non obbligatorie assunte per motivi di lavoro o per incarico del proprio ufficio o per poter accedere ad uno Stato estero

  • Vaccinazione antipoliomelitica non obbligatoria, assunta nel periodo di vigenza della legge 30 luglio 1959 n. 695 (quando la vaccinazione non era obbligatoria)

  • Vaccinazione antiepatite B non obbligatoria assunta dal 1983 in poi

  • Persone che hanno contratto il virus dell’HIV o dell’epatite a seguito di somministrazione di sangue infetto o dai suoi derivati, oppure da vaccinazioni

  • Il personale sanitario di ogni ordine e grado che abbia riportato danni permanenti all’integrità psicofisica

  • Il coniuge e/o convivente contagiato dal partner ed il figlio contagiato durante la gestazione

  • Gli eredi

 

La legge prevede che l’indennizzo venga erogato tramite assegno bimestrale, reversibile per 15 anni, cumulabile con qualsiasi altro emolumento.

 

I soggetti interessati ad ottenere l’indennizzo devono presentare la domanda al Ministero della Salute entro il termine perentorio di tre anni nel caso di vaccinazioni e di dieci nel caso di infezioni da HIV.

L’indennizzo spetta a chi riesca a documentare l’esistenza del nesso causale tra la vaccinazione o la trasfusione ed il danno subito.


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