Spesso capita che, per negligenza e distrazione, l’automobilista investa un pedone causandogli lievi o importanti lesioni, nella peggiore delle ipotesi fatali.

A tal proposito risulta opportuno spiegare cosa si intenda per pedone e come e con che modalità lo stesso abbia diritto ad essere risarcito per le lesioni patite, precisando che nell’ultima delle ipotesi paventate, quando le lesioni patite dal pedone siano così gravi da causarne il decesso, il diritto al risarcimento del danno spetterà ai prossimi congiunti del defunto (sul punto si è scritto un articolo ad hoc presente nella sezione blog di questo sito).

Il pedone, per l’appunto, è considerato terzo e ha diritto ai benefici derivanti dall’assicurazione obbligatoria.

Il principio generale che opera in caso di investimento del pedone è quello della presunzione relativa di responsabilità del conducente del veicolo.

Tale presunzione di colpa potrà essere superata dal conducente solo e unicamente se lo stesso fornirà la prova liberatoria della causa del sinistro:l’investitore dovrà pertanto dimostrare che alla base dell’evento dannoso ci sia stato, in via esclusiva, il comportamento del pedone o che quest’ultimo abbia quantomeno una corresponsabilità nell’evento dannoso.

L’art. 190 del nuovo codice della strada sancisce alcune regole comportamentali che il pedone deve rispettare al fine di non causare problemi nella circolazione stradale, nella fattispecie, la norma prescrive che in mancanza di marciapiedi o altri spazi predisposti ad hoc per la circolazione dei pedoni, gli stessi debbano mantenersi a margine della carreggiata sul lato opposto al senso di marcia.

Il mancato rispetto di tali norme comportamentali, in caso di sinistro stradale può dar luogo, infatti, ad un concorso di colpa.

A tal proposito, se il conducente del veicolo sarà privo di responsabilità se si trova nell’assoluta impossibilità di prevedere l’evento dannoso a seguito di una condotta anomala, imprevista e priva di coscienza da parte del pedone.

Pertanto la responsabilità del conducente, pur essendo presunta, può essere esclusa in determinati casi.

Senonchè l’accertamento del comportamento colposo da parte del pedone non è sufficiente per affermare una sua colpa esclusiva, occorrendo in tal caso che il Giudice effettui una valutazione sul comportamento del conducente al fine di superare la presunzione di colpa di cui sopra, al fine di stabilire se e in che grado lo stesso abbia contribuito alla produzione dell’evento: oggetto della prova liberatoria, dunque, sarà sempre il comportamento del conducente e non quello del pedone.

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